Il restauro degli affreschi di Santa Maria di Ronzano a Castel Castagna

Castel Castagna (TE)

settembre 2009 - novembre, 2012 - Restauro

La chiesa di Santa Maria di Ronzano di Castel Castagna sorge isolata nella campagna, in una suggestiva posizione orientata verso il Gran Sasso. E’ caratterizzata dalla regolarità di uno schema informato ad un unico concetto Santa Maria di Ronzano, catino, primaideativo, aggiornato in modo sorprendente sulle tecniche costruttive e formali dell'architettura romanica pugliese. Di eminente rilevanza per la storia dell’arte, fra le più significative testimonianze della pittura medievale europea, l'importanza del ciclo di Ronzano è anche dovuta all’esecuzione degli affreschi più antichi, all'epoca stessa della edificazione della chiesa, unitamente ai rilievi scultorei ed ai cancelli lapidei delle splendide monofore: la contemporaneità in tutte le sue componenti che tuttora qualifica l’edificio fa sì che S. Maria di Ronzano  rappresenti in Abruzzo il monumento più completo ed organico che ci sia pervenuto.
Dei tre maggiori cicli di affreschi medievali che si conservano in Abruzzo, quello di Santa Maria di Ronzano, che reca iscritta  sui conci della cornice d'imposta della calotta dell'abside centrale la data 1181, anno in cui era prepoxitus  il Dominus Petrus Setxuno, precede di circa un secolo quello di San Pellegrino di Bominaco, datato 1263 nonché quello di Santa Maria ad Cryptas, che di San Pellegrino è filiazione.
Gli affreschi più antichi di Ronzano sono da annoverare fra i più importanti fatti della pittura medievale, dal punto di vista sia figurativo che culturale, per essere altamente rappresentativi del processo di rinnovamento romanzo-Santa Maria di Ronzano, catino, doporomanico, di cui il panorama pittorico d'Italia conserva rare testimonianze, mantenendosi, ancora nell'avanzato secolo XIII, tributario della tradizione  bizantina.
Dal punto di vista iconografico, il ciclo presenta un ampio programma, unitario e fortemente caratterizzato, cui corrisponde, nelle singole scene e nei particolari, una ricca serie di rarità iconiche che presuppongono legami diretti con l'Europa di nord-ovest e in particolare con la regione reno-mosana.
Lo stato di avanzato degrado, dovuto principalmente alle infiltrazioni di umidità ed agli  incauti interventi dell’uomo, prefigurava notevoli problematiche in ordine alla conservazione ed al  recupero del testo pittorico, alterato da interventi successivi di ripristino e restauro, eseguiti in varie epoche con criteri metodologici diversi. Quanto al consolidamento, in un intervento più antico si era fatto largo uso del gesso, in un altro, più recente, era stato utilizzato il cemento, inserendo in un quadro problematico già di per sé complesso, nell’uno e nell’altro caso, ulteriori e gravi cause di degrado; quanto alla reintegrazione cromatica, le lacune, trattate a neutro, a tratteggio, a tono, a sottotono, erano aggravate dalle forti alterazioni prodottesi nel tempo, causando un effettoSanta Maria di Ronzano, abside, dopo di disordine che impediva la lettura del testo originale. Verosimilmente, nell’intento di mascherare le difformità e di riequilibrare tutto l’insieme, fu eseguita nell'ultimo intervento una sorta di velatura, dalla decisa tonalità rosacea, la quale, ormai decoesa e pulverulenta, era presente non solo sui dipinti, che sbiadiva e appannava, ma anche sulla pietra dei pilastri, consunta per calcinazione a seguito del rovinoso incendio che devastò la chiesa nel 1183.
L’intervento si preannunciava particolarmente difficoltoso e impegnativo, tale da limitare fortemente la prevedibilità delle procedure ottimali d'intervento, non pienamente riconoscibili a priori, e da richiedere una progettazione flessibile, basata su indagini scientifiche mirate alla conoscenza ed alla diagnosi, attraverso la scrupolosa osservazione diretta dei dipinti, al fine di precisare e modificare l'intervento, alla luce delle esigenze tecniche e scientifiche, adattandolo alle  emergenze che si sarebbero manifestate in corso d'opera. La configurazione di tali aspetti problematici ha comportato un approccio metodologico particolarmente specialistico e la necessità di una progettazione esecutiva a carattere “dinamico”.
All’intervento, aggiudicato alla ditta PRAXIS di Jenny Rolo e Franco Majoli, sono state destinate tre annualità del finanziamento ordinario. I lavori, dopo l'esecuzione delle indagini preliminari e la messa a punto del progetto esecutivo, sono stati iniziati  nel settembre 2009 ed  ultimati  nel  novembre 2012. 

Responsabile Unico del Procedimento e Direttore dei Lavori
Elisa Amorosi

Il restauro

L’intervento di restauro del ciclo di affreschi presenti nella Chiesa di S. Maria di Ronzano si è svolto negli anni 2008-2012. Considerando l’importanza storico-artistica di questi dipinti  è stato fondamentale documentare inizialmente lo stato di conservazione dei dipinti e focalizzare la nostra conoscenza sulla tecnica d’esecuzione;  tal fine si è proceduto con l’acquisizione di un’accurata documentazione fotografica a luce diretta, radente e con fluorescenza indotta da luce UV. La fluorescenza indotta da luce UV è stata utile per l’individuazione delle disomogeneità della superficie pittorica, causate dalla presenza di materiali originali differenti, ritocchi, interventi di ridipintura ed eventuali film discontinui applicati nel corso dei pregressi interventi di restauro.
Con l’aiuto dell’esposizione a luce radente, abbiamo potuto meglio evidenziare le “giornate di esecuzione” che costituiscono un dato tecnico necessario per comprendere come sia stata avviata la stesura degli intonaci foto 1
Contemporaneamente a quanto sopra descritto, nei mesi di Gennaio/Febbraio 2009, si è provveduto ad eseguire un puntuale rilievo grafico sullo stato di conservazione del ciclo pittorico.
Successivamente all’evento sismico del 6 Aprile 2009, l’acquisizione pregressa di questi dati si è rivelata estremamente utile; infatti, nonostante la Chiesa non abbia riportato lesioni strutturali (a differenza degli altri edifici religiosi della zona), i rilievi effettuati hanno posto in evidenza nuovi ed ulteriori distacchi delle superfici pittoriche dal sottostante supporto murario, causati proprio dalle sollecitazioni sismiche.
Alla ripresa dei lavori di restauro, nel giugno dello stesso anno, si è ritenuto indispensabile avvalersi di una consulenza  scientifica per effettuare uno studio preliminare dei materiali, quindi unitamente al laboratorio di diagnostica Artelab , nell’ambito della campagna d’indagini condotte in sito, si è proceduto ad eseguire delle analisi di tipo non invasivo (ED-XRF ed IR) finalizzate allo studio dei materiali, delle tecniche esecutive e della valutazione dell’umidità nelle murature.  Foto 2                   
Queste indagini hanno permesso di definire la natura di  prodotti o stratificazioni causate da processi di deterioramento (ad es. alterazione di pigmenti, presenza di croste saline). In relazione alle diverse tonalità cromatiche delle campiture (sui toni del rosso, rosa, marrone, giallo, grigio, blu, verde e bianco), tali indagini hanno consentito, inoltre, la ricostruzione della tavolozza dei pigmenti, lo studio della struttura della materia pittorica, del legante e del ‘modus operandi’ dell’artista.
La Riflettografia Infrarossa ci ha consentito di studiare in maniera più completa  la tecnica  esecutiva  fornendo indicazioni  sull’eventuale presenza di disegni preparatori e ridipinture.
Sono state inoltre eseguite misure indirette della distribuzione dell’umidità contenuta negli intonaci con conduttimetro Protimer secondo una griglia predeterminata.
Nella prima fase del lavoro ci siamo avvalsi anche della collaborazione del Dipartimento di Energetica della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi dell’Aquila per effettuare delle prospezioni termografiche, in differenti condizioni climatiche, finalizzate alla mappatura delle anomalie imputabili a distacchi dal supporto di sostegno ed infiltrazioni di umidità negli intonaci.
A lavori avviati si sono effettuate delle indagini scientifiche, i campioni sono stati prelevati in più occasioni durante le operazioni di restauro; i principali obiettivi che abbiamo voluto raggiungere attraverso queste analisi di laboratorio sono stati quelli che ci hanno condotto ad una definizione più puntuale nello  studio dei materiali costituenti e della tecnica esecutiva dei dipinti. Attraverso lo  studio dei materiali, delle forme e dei prodotti di deterioramento di tipo chimico e biologico, queste analisi di laboratorio sono state eseguite in particolar modo nella fase della pulitura, per mettere in luce aspetti e problematiche non valutabili a priori, oltre ad essere state di ausilio alla scelta del metodo di pulitura più adeguato (ad es. impacchi per estrazione di sali), ci hanno fornito indicazioni interessanti sulla concentrazione di sali sia in superficie che in profondità all’interno della muratura e quindi indicazioni anche su un futuro rischio di deterioramento.
Si è cercato inoltre di  individuare la natura della  “patina di colore rosa” che ricopriva in maniera estesa i dipinti murali  e gli elementi architettonici lapidei, escludendo così una prima ipotesi, anche in relazione al microclima della chiesa, che poteva ricondursi ad un attacco  di origine biologica.

STATO DI CONSERVAZIONE DEI DIPINTI MURALI

I principali danni conservativi del ciclo affrescato vengono attribuiti ad infiltrazioni pregresse di acqua piovana e di risalita capillare che si evidenziano maggiormente nel transetto destro  e nella zona del catino absidale, provenienti dalla copertura. I danni provocati da quanto sopra descritto sono facilmente riscontrabili ed evidenziati da zone di esasperato dilavamento che interessano, soprattutto nel catino absidale, anche i precedenti interventi di restauro che presentano delle spiccate alterazioni cromatiche.  Purtroppo durante questi interventi pregressi, sono stati utilizzati materiali non adeguati come il gesso (solfato di calcio biidrato) che è stato utilizzato come consolidante delle vaste zone prive di adesione con il supporto murario e come riempimento delle porzioni di intonaco rigonfiate. Conseguentemente alla caratteristica igroscopica del materiale utilizzato, unitamente all’umidità permanente nelle murature a mattoni, per risalita capillare e per le avvenute infiltrazioni, ha provocato  la trasmigrazione massiccia di sali sulle superfici dipinte, soprattutto nel transetto destro e nel catino absidale.  La forte presenza di sali nei materiali costituenti, piuttosto  che un eccessivo contenuto d’acqua, è stata la conseguenza di evidenti fenomeni di disgregazione, polverizzazione ed esasperati rigonfiamenti  degli intonaci decorati.                                                                 

INTERVENTI EFFETTUATI

Operazioni di consolidamento e risanamento della coesione

L’intonaco originale composto per lo più da  sabbia fluviale proveniente dal vicino fiume Mavone presentava condizioni di altissimo degrado un problema gravissimo di decoesione strutturale; tale fenomeno di degrado, come emerso dalle analisi di laboratorio sui materiali, è stato indotto dall’alta percentuale di sali negli intonaci. Il supporto murario realizzato con cortina  laterizia, quindi altamente igroscopico, oltre a presentare  gravi problemi di umidità di risalita capillare., molto probabilmente ha anche assorbito delle sostanze aggressive (riscontrabili attraverso le analisi) in seguito ad un intervento di pulitura esterna di tutta la chiesa.
Al fine di ristabilire la coesione dei materiali costituenti, ridotti a consistenza farinosa, tutta l’estensione pittorica è stata trattata con diversi cicli di applicazione, per assorbimento, di silicato di etile, dopo aver ristabilito la resistenza/durezza degli strati preparatori e dell’intonachino dipinto si è cercato di rimuovere, per quanto possibile, il gesso utilizzato come riempimento dei rigonfiamenti esasperati dell’intonaco dipinto; l’operazione è stata effettuata in modo meccanico con l’ausilio di spatole e bisturi ricurvi, attraverso la rimozione delle stuccature. Foto 3
Le vaste zone interessate da gravi problemi di  mancata adesione fra strati di intonaco ed il supporto murario, sono state risanate infiltrando,  attraverso piccoli fori, un premiscelato idraulico  privo di sali solubili, perfettamente compatibile con i materiali costituenti.

Operazioni di pulitura superficiale

La pulitura superficiale è stata mirata  alla solubilizzazione dello spesso velo di sali presenti a tal fine ha dato buoni risultati una soluzione satura di carbonato di ammonio, applicata a pennello sulla superficie dipinta con l’ausilio di Kleenex e successivamente tutta l’estensione   è stata    ripetutamente   risciacquata con acqua  distillata.
Per quanto riguarda i dipinti dell’abside, escluso con l’analisi di laboratorio che la natura dello”scialbo rosa” diffuso su tutta la superficie dipinta e gli elementi lapidei fosse di natura biologica, si è provveduto alla sua rimozione con una pulitura mediante resina a scambio ionico seguita da abbondante risciacquo con acqua distillata. Al termine di questa fase di pulitura articolata e differenziata tra transetti e registri dell’abside, si è ottenuta una lettura più nitida dell’intero ciclo affrescato nonostante, riportata alla sua originalità, la stesura pittorica si presentasse molto abrasa, dilavata e lacunosa soprattutto nella zona del catino absidale.

Operazioni di stuccatura delle lacune

Il lavoro  è proseguito con la messa a punto degli impasti sia per le  stuccature da lasciare a neutro, per quanto riguarda le  lacune più ampie, quelle dove non è stato possibile intervenire in altro modo, si è  cercato di mettere a punto una malta a vista, simile alla preparazione originale, a base di  legante idraulico e calibrata nel tono utilizzando inerti a base di polveri di marmo, differenziate per colore e granulometria, coccio pesto e  in parte la sabbia locale del fiume Mavone. Foto 4


Reintegrazione pittorica

La fase conclusiva della reintegrazione pittorica è stata molto lunga e condotta con scrupolosa meticolosità; il testo pittorico su cui operare era essenzialmente devastato da zone di abrasioni e da moltissime lacune di possibile ricostruzione. Foto 5  - 6
Al fine di presentare e dare una lettura corretta di uno dei  cicli pittorici più importanti della pittura medioevale abruzzese, tutte le fasi lavorative sono state  graficamente documentate; alcune integrazioni del catino absidale, molto compromesso nella lettura, sono state lasciate volutamente sottotono per non dare interpretazioni errate ma comunque, si è cercato di aiutare la lettura della composizione originale, lasciando spazio alla percezione visiva e mentale dell’osservatore.

Nel catino absidale dove per le condizioni di deterioramento non è stato possibile dare una immediata e chiara lettura dell’impianto decorativo, per la presenza di zone di forte abrasione,  dilavamento, porzioni mancanti e superficie discontinua, ci siamo  avvalsi di una ricostruzione virtuale di quello che poteva essere originariamente raffigurato. Con questa linea  guida si è proceduto  a delineare la composizione con un’accurata operazione di “spuntinatura” e  “velatura” delle ampie zone dilavate dei fondi utilizzando sempre colori all’acquerello; le lacune interpretabili, sono state integrate a tratteggio.

Intervento di pulitura e consolidamento degli elementi lapidei

All’interno della superficie affrescata dell’abside sono presenti alcuni elementi in pietra come le due colonnine con capitelli e l’imbotte relativi alla monofora centrale oltre alla cornice che divide il catino absidale dai registri. Questa cornice è composta da sedici porzioni assemblate tra di loro su cui è stata realizzata con pigmento rosso un’iscrizione, ormai lacunosa, che  fornisce un apporto fondamentale per la datazione dei dipinti alquanto dibattuta fra gli studiosi.
Il nostro intervento di pulitura sulla cornice in questione è stato minimale considerando la delicatezza dei tratti pigmentati a vista, oltre alla presenza di altre flebili tracce.
Per cercare di dare un ulteriore apporto alla lettura di  queste tracce è stato effettuata una simulazione digitale sulle fotografie; in particolare dei raffronti fra l’immagine reale e la digitalizzazione con l’accentuazione del pigmento rosso delle epigrafi.

Finanziamento MiBAC
Settembre 2009 - novembre 2012
Responsabile Unico del Procedimento, Progettista e Direttore dei Lavori: Elisa Amorosi
Contabilizzatore: Roberto Pezzopane
Restauro a cura della ditta Praxis s.n.c. di Jenny Rolo e Majoli Franco
Università degli  Studi  di l’Aquila  Facoltà di Ingegneria Dipartimento di Energetica Laboratorio LAS.E.R. - Responsabile: D. Paoletti - Operatore: G. Pasqualoni
Studio preliminare dei materiali e della tecnica esecutiva: indagini in sito di tipo non invasivo (ED-XRF ed IR) e misure indirette della distribuzione dell'umidità contenuta negli intonaci. Analisi di laboratorio: Arte.lab s.r.l. – Domenico Poggi.
Studio Fotografico: Mauro Coen
Documentazione grafica digitalizzata: Nepi Design

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