Il restauro del "Cristo alla colonna" di Pompeo Cesura

L'Aquila, Museo Nazionale d'Abruzzo

2013 - Restauro

Cristo alla colonna dopo il restauro

Stato di conservazione
Prima del recente intervento l'opera era danneggiata e mortificata, sia dal punto di vista estetico che strutturale, ed è possibile che parte del danno meccanico sia stato causato anche dell'assenza della colonna - probabilmente perduta a seguito di danni e spostamenti - che poteva avere una funzione di sostegno. Un grave livello di decoesione interessava il basamento il cui legno era totalmente debilitato da un attacco di insetti xilofagi; la medesima alterazione risultava sulla parte retrostante del perizoma e in vari punti delle gambe, ginocchia e soprattutto le caviglie. Per quanto riguarda questa specifica problematica, il progetto di intervento è stato precisato in corso d’opera proprio perché una iniziale osservazione superficiale dello stato della scultura non rivelava la reale estensione del danno. Particolarmente evidenti erano le ampie e profonde fratture lungo il torace, il perizoma, la spalla sinistra, i capelli e la parte interna del ginocchio sinistro. Inoltre tutta la cromia era alterata da uno spesso strato di sporco dovuto a depositi incoerenti e vecchie vernici imbrunite, che ne rendevano difficile la lettura.

Intervento di restauro
In base a questa situazione conservativa, sono stati effettuati diversi interventi volti a risanare le alterazioni e rilevare dati utili per uno studio tecnico-stilistico del manufatto. Dopo una revisione sullo stato di adesione della policromia e la rimozione dello sporco incoerente sia sulla superficie che in tutte le cavità, la pulitura è stata effettuata per fasi successive e differenziate a seconda della zona da trattare. Sugli incarnati si è eseguito un primo intervento con alcool etilico, seguito da una seconda fase di pulitura sempre a tampone, con una miscela chelante a base di Acido Citrico e trietanolammina in acqua demineralizzata a ph controllato. Le aree sono state poi rifinite con White Spirit sempre a tampone e meccanicamente a bisturi, ove lo sporco risultava più tenace. La pulitura dei capelli e della barba è stata effettuata con i medesimi solventi, ma ha richiesto tempi molto più lunghi a causa dell’intaglio minuto e articolato. Il perizoma e il basamento, che non mostravano spessi residui di vecchie vernici sono stati puliti solo con alcool etilico. Una lunga e paziente procedura è stata necessaria per risanare le decoesioni del legno: sulla figura, laddove necessario (presso le fratture, i fori dei tarli e le spaccature del legno), sono state eseguite delle infiltrazioni sistematiche e ripetute fino a rifiuto, con allestimento di flebo, di resina acrilica in soluzione (Paraloid B72 al 7% in miscela solvente tipo TACO 8). Per quanto riguarda la base, questa poggia su due tavole inchiodate fra loro che seppure deteriorate si è ritenuto opportuno conservare e restaurare in quanto riferibili ad un intervento antico. Il suo stato molto degradato ha reso necessario operare il risanamento strutturale tramite impregnazione capillare della resina, costruendo una vasca per immergere questa porzione della scultura nel consolidante. La fase di immersione si è protratta per due giorni somministrando il prodotto (resina acrilica Paraloid B72 disciolta in alcool etilico e acetone per successive diluizioni dal 5 al 7%) a concentrazioni crescenti fino a totale assorbimento (sono stati necessari 6 litri di soluzione). Dopo questo trattamento si è ritenuto opportuno applicare uno strato di “sacrificio” per proteggere l’appoggio della base e nel contempo ripristinare un supporto regolare, utile anche a migliorare la stabilità della scultura. Questo è stato realizzato con un sottile legno di pioppo sagomato e trattato con resina acrilica in soluzione e cromaticamente con mordente. Prima di applicare il nuovo strato di legno, la base è stata regolarizzata, compensando le lacune e i dislivelli con pasta di legno ed infine con prodotto tipo balsite. La tenuta è stata affidata oltre che alla balsite, a 4 perni in legno inseriti e fissati con colla vinilica. Tornando agli interventi sul Cristo, tutte le lesioni presenti sono state risanate inserendo listelli di balsa di diversi spessori, poi stuccati con pasta di legno a diversa granulometria e colorazione, mantenendo un leggero sottolivello. Gli elementi in ferro a vista sono stati puliti meccanicamente con microtrapani e trattati con inibitore di corrosione e resina acrilica in soluzione (Paraloid B72 al 20% in acetone). Al termine su tutta la superficie è stata applicata una mano a pennello di resina acrilica (Paraloid B72 all'1,5% in alcool etilico e acetone) come consolidante e protettivo.
La reintegrazione pittorica - effettuata con colori ad acquerello per restauro Windsor & Newton e vernici per restauro Maimeri - è stata molto puntuale e finalizzata a recuperare la leggibilità della policromia originale, nel rispetto delle diverse condizioni conservative della superficie decorata, si veda ad esempio il trattamento del volto che abraso e con porzioni di legno a vista, è stato reintegrato con la tecnica del puntinato allo scopo di attenuare l’andamento delle lacune. Infine è stata eseguita una verniciatura protettiva a spruzzo vernice finale addizionata a piccola quantità di vernice mat della Lefranc.

Elisabetta Sonnino    

Ditta: Elisabetta Sonnino, collaborazione Paola Casalvieri
Responsabile Unico del Procedimento: Ernestina Stinziani
Progettista e Direttore dei Lavori: Amata Taccone
Direttore Operativo: Jocelyne Feron
Finanziamento Ministeriale, Recupero dei ribassi d’asta 2008, anno 2011-2012

Estratto da: La bellezza inquieta. Arte in Abruzzo al tempo di Margherita d'Austria, Umberto Allemandi & C., 2013.

 

 

Cristo alla colonna dopo il restauroCristo alla colonna, particolare con tassello di pulituraCristo alla colonna durante la pulituraCristo alla colonna, particolare del viso durante la pulitura

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